Tokyo che scompare

L’anno scorso ho scoperto e frequentato per un po’ un bar vicino alla stazione di Shinjuku, si chiama Stick. È un ambiente che si conserva praticamente intatto da 40 anni, un posto in cui ascoltare il jazz con i dischi mentre si beve, principalmente whiskey allungato con l’acqua (ma hanno anche vermuth italiano). Non è sulle mappe, nelle guide e fino a pochissimo tempo fa neanche su google, la prima volta che sono entrato gli avventori mi hanno riempito di domande su come fossi finito lì, loro frequentano tutti il posto da almeno 30 anni. Sul muro c’è una gigantografia di Miles con Jack Dejohnette fatta nel periodo elettro-funk, e il proprietario, Wariya san, è l’anima del posto: un padrone di casa settantenne che sceglie i vinili, avvia la conversazione e parla delle sue passioni che sono le immersioni, il jazz e -intuisco- le donne. Dall’anno scorso per un po’ non ci sono più passato per vari motivi, principalmente perché Tokyo è talmente vorace che consuma il tempo senza che uno se ne renda conto, ma una amica mi ha scritto che il bar Stick avrebbe chiuso a fine maggio. Mi sono reso conto che avevo data per scontata l’eternità di cose che non lo sono affatto. Mi sono precipitato dal signor Wariya la prima sera libera che avevo, e all’ingresso mi ha accolto questa situazione: un cliente lo aiutava a sistemare un mini audio system con lettore CD, e lui cercava di capire come usarlo. Forse era la prima volta che si trovava a far suonare dei dischi compatti, i vinili erano quasi tutti andati, traslocati non so dove. Comunque mi sono accomodato nel mio solito sgabello e bevendo piano ho sentito i racconti dei clienti/amici, tutto aveva un tono nostalgico ma misurato. Uno ha raccontato di quando la figlia di Wariya san con cui non si parlavano da anni lo ha chiamato al bar per invitare il padre al suo matrimonio e mentre lui tentennava, i clienti gli hanno urlato di accettare e alla fine è andato. Wariya san è un personaggio nato nel vecchio Giappone, affabile con amici e clienti, ruvidissimo con i familiari, penso, e poco propenso a innovare il suo rapporto con la tecnologia: mai avuto internet, smartphone o CD (questo fino alla settimana scorsa). Mentre stavo per andarmene, è arrivata una coppia di signori anziani che avevo conosciuto la mia prima volta qui. Sposati da decenni, e da decenni clienti e amici del bar, senza figli, amanti dei viaggi, della cucina e delle serate fuori, ogni volta insistono per offrirmi delle bevande. È bello parlare con loro, sono curiosi e si capisce che hanno fatto una bella vita, navigando nel Giappone straricco degli anni 80. Mi chiedono di fare una foto commemorativa a loro e al padrone, di cui sono amici dall’epoca dell’università. Chiedo se la vogliono via mail, ma mi dicono che ci rivedremo nel nuovo locale di Wariya san, uno snack più lontano dalla stazione, a Kabukicho. Ne farò una stampa da regalare a mano, ho capito che questa gente dei files non se ne fa niente.

1 comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *