A NORD

A NORD

C’è una città molto a nord di Tokyo che si raggiunge con lo shinkansen in quasi 4 ore. Nel porto di questa città ogni domenica, da 10 anni, si tiene un mercato che apre alle 4 e mezza di mattina per chiudere verso le 9. Sembra una cosa normale, ma questo non è un mercato all’ingrosso per i negozianti, è per il pubblico generale: tutti ci vanno prima che sorga il sole, nell’aria ghiacciata e secca. Il carattere un po’ rigido delle persone del Tohoku si scioglie e sembra di essere a una sagra: si chiacchiera, si mercanteggia, si beve il caffè e si mangia, molto. I banchi sono variegatissimi: pesce, verdure chiaramente prodotte da chi le sta vendendo, delizie del mare come ricci, alghe, uova di salmone e poi pesci essiccati. Alcuni banconi sono dei ristoranti con sul retro sedie e tavoli per mangiare zuppe, pesce alla griglia, pollo fritto, palle di riso fritte simili ai supplì con dentro saba, il pesce più pescato in questi mari. Il tutto è autogestito da commercianti più o meno improvvisati e coordinato da un ufficetto che principalmente si occupa degli annunci al pubblico. Tra quelli che ho sentito c’era “al bancone delle minestre qualcuno ha dimenticato un wurstel, si prega di andarlo a recuperare”. Quando sono andato a parlare con la annunciatrice mi ha detto che oggi le hanno portato per 3 volte un bambino pensando che si fosse perso ma invece era il figlio del ramenaio che giocava lì nello spiazzo. Il prodotto più interessante e nostalgico sono sicuramente le signore di una certa età che vendono la roba: quasi tutte hanno una cosa che unisce le donne dei posti freddi: il fazzoletto in testa. Alcune signore potrebbero essere russe, friulane, polacche o del nord del Giappone e a parte per la lingua non le distingueresti: stessi modi di fare, stessi vestiti, stesse fantasie a fiori, stesso spirito. Sopra i 60 anni parlano un dialetto di cui io non capisco quasi niente. Alle 9 tutti sbaraccano, caricano la roba sui furgoni e comincia il dì di festa in un posto lontano dalla capitale dove io ritorno a vivere la mia vita.
La città si chiama Hachinohe.

One Response

    Bel pezzo, colorito come il mercato che descrive. Interessante il paragone che unisce le vecchie di quel tipo di tutto il mondo. In questi tempi di separazione è, in sottotesto, un esempio di come esista una sola razza: quella umana

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