Dentro il Tifone

Dentro il Tifone

Anche se il resto del mondo lo chiama Hagibis, qui come nome ha solo il numero 19. Il diciannovesimo tifone della stagione punta dritto verso Tokyo a circa un mese di distanza dal numero 15 che ha già squassato questa parte del Giappone.
Da giorni si sa la traiettoria, l’estensione e la potenza che sono gigantesche rispetto ai precedenti, si tratta di un tifone di forza 5: l’ultimo grado della scala. Abitare in questo arcipelago stimola lo studio della meteorologia. 

Un paio di giorni prima dell’arrivo gli scaffali dei negozi di Tokyo cominciano a svuotarsi: ramen istantanei, cibi a lunga conservazione, batterie, poi pane, biscotti, le bombole di gas da campeggio. È ironicamente istruttivo vedere quali alimenti sono lasciati nei negozi: segno che la gente preferisce la morte al consumarli. Sabato pomeriggio esco di casa per l’ultima volta, passo dall’asilo, compro le ultime cose per la cena e mi colpisce un suono inaspettato: una cicala sta cantando il 12 di ottobre. Non credo nei presagi, ma probabilmente gli insetti sentono il tempo più di noi. Nel tardo pomeriggio comincia a piovere e seguo alla TV l’incedere del tifone: arriva a Shizuoka, tutta questa parte del Giappone, ancora prima dell’arrivo del vento è già grondante di acqua. La pioggia ha gonfiato i fiumi che sembrano imbizzarriti, sbattono contro gli argini e sciabordano da sotto i ponti. In qualche caso tracimano. Alle 9 di sera la tempesta arriva a Tokyo e si scatenano dei suoni che non avevo mai sentito, il vento ringhia e lontano, in alto, si sentono suoni come di jet, ma gli aerei sono a terra, è solo il tifone. È ironico pensare che in questo nubifragio c’è il pericolo di rimanere senza acqua corrente in casa, e infatti tutti ne hanno fatto scorta riempiendo qualunque cosa, anche la vasca da bagno. Alcuni alberi si spezzano, qualcosa vola ma in generale il centro di Tokyo reagisce bene, l’acqua defluisce subito e gli edifici si proteggono a vicenda, forti della loro densità. Improvvisamente, in serata, al tifone si aggiunge una scossa di terremoto che anche se lieve psicologicamente non aiuta, e poi mi accorgo di sentirmi debole, prostrato. Controllo la pressione atmosferica: non è mai stata così bassa: 946 hPa danno una sensazione schifosa, l’umido opprime e accendiamo l’aria condizionata. Si sta svegli fino alle 2, quando tutto cessa e il cielo si apre. Scopriremo che alle province attorno a Tokyo non è andata troppo bene: diverse esondazioni hanno allagato zone residenziali, strade, linee ferroviarie e anche 7 shinkansen interi. Mentre scrivo la conta dei morti è 74. 
Prima di lasciare l’Italia non avevo mai avuto paura della Natura, ma temerla aiuta ad affrontarla. Adesso so cosa significa informarsi su dove è il ricovero più vicino a casa, andare a dormire lasciando all’ingresso uno zaino con dentro vestiti per 3 giorni, cibi liofilizzati, torce elettriche, libretto della banca e passaporti, pronti ad abbandonare la casa e un pezzo di vita.

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