UN FINE SETTIMANA DI PROVA

Dopo l’annuncio della sindaca Koike che minacciava la quarantena per Tokyo se ci fossero stati peggioramenti, molta gente si è fiondata ai supermercati per comprare istintivamente quanta più roba possibile. È un comportamento umano, già visto in altri posti: comprensibilmente molti volevano evitare di uscire sabato e domenica, come richiesto, ma come conseguenza si sono ammassati in fila fuori dai negozi giovedì e venerdì. Tutto questo ha senso? È un segno di responsabilità o di perdita di controllo?
Anche io oggi sono passato dal supermercato vicino a casa mia e verso le 16 era piuttosto vuoto di clienti e di prodotti. Come indagine antropologica ho provato a vedere cosa era stato predato e cosa rimaneva. Il riso era pochissimo, nonostante qui si venda solo a pacchi non da 3 chili in su. Ne rimanevano due sacchi, abbandonati. Ma la sorpresa è stata vedere l’alto gradimento per la pasta: chiaramente negli ultimi anni ha scalato le classifiche e adesso è considerata un alimento standard, da abbinare ai sughi pronti, quasi tutti requisiti. Dopo gli innumerevoli meme visti su pagine italiane ho provato a cercare il lievito (anche perché mi serviva, in realtà): niente, tutto andato. Mi sa che questa si configura come mutazione antropologico-alimentare!

Le brutte notizie: solo nella giornata di oggi i nuovi casi a Tokyo sono 40, siamo a un totale di 299 (dato delle 16 di oggi). C’è la minaccia di entrare in stato di emergenza, ma per ora non è vietato uscire, solo fortemente sconsigliato. Ho fatto un giro fino al parco di Yoyogi che domenica scorsa traboccava di gente. Oggi molto meno, ma ancora c’è una categoria di persone che ignora gli avvisi; sono principalmente studenti universitari. Ho parlato con un po’ di loro e mi hanno confessato che non sentono il peso della situazione. Ho pensato che stessero un po’ abusando del senso di responsabilità di chi aveva rinunciato al picnic. E anche che non avevo mai visto tutto quel posto libero sotto la fioritura dei ciliegi. Ho lasciato il parco con uno strano senso di frustrazione.

Da domani molti negozi, la catena di caffè con la sirena, i centri commerciali saranno chiusi, ma non c’è nessun divieto effettivo (ancora). La situazione più assurda e dolorosa è la chiusura del parco di Ueno (mio luogo eletto per gli hanami) chiuso mentre è al massimo dello splendore. Questa è crudeltà. Intanto ho fatto una lista di cose che potrei fare se scattasse la quarantena, ma c’è un problema. Ho portato il mio oboe a sistemare due settimane fa e non so se il riparatore ce la farà prima della fine della libertà. Tokyo comportati bene.

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