I ciliegi del ’20

Nei giorni scorsi sono andato al parco di Yoyogi e in altri posti vicino casa. La incongruente nevicata di oggi ha chiuso la stagione della fioritura, credo, e comunque meglio così piuttosto che avere la tentazione di uscire a festeggiare.Facciamo un hanami guardando i fiori sugli schermi.

Un fine settimana di prova

Dopo l’annuncio della sindaca Koike che minacciava la quarantena per Tokyo se ci fossero stati peggioramenti, molta gente si è fiondata ai supermercati per comprare istintivamente quanta più roba possibile. È un comportamento umano, già visto in altri posti: comprensibilmente molti volevano evitare di uscire sabato e domenica, come richiesto, ma come conseguenza si sono ammassati in fila fuori dai negozi giovedì e venerdì. Tutto questo ha senso? È un segno di responsabilità o di perdita di controllo?Anche io oggi sono passato dal supermercato vicino a casa mia e verso le 16 era piuttosto vuoto di clienti e di prodotti. Come indagine antropologica ho provato a vedere cosa era stato predato e cosa rimaneva. Il riso era pochissimo, nonostante qui si venda solo a pacchi non da 3 chili in su. Ne rimanevano due sacchi, abbandonati. Ma la sorpresa è stata vedere l’alto gradimento per la pasta: chiaramente negli ultimi anni ha scalato le classifiche e adesso è considerata un alimento standard, da abbinare ai sughi pronti, quasi tutti requisiti. Dopo gli innumerevoli meme visti su pagine italiane ho provato a cercare il lievito (anche perché mi serviva, in realtà): niente, tutto andato. Mi sa che questa si configura come […]

Aggiornare da Tokyo

Ho colpevolmente trascurato questo spazio personale, specie da quando ho cominciato a scrivere settimanalmente su ilpost qui → https://www.ilpost.it/flavioparisi/ In questa situazione difficile e pericolosa da molti punti di vista ho pensato fosse meglio aggiornare le persone che mi conoscono e chi vuole sapere cosa succede a Tokyo, quindi questo blog si rimette in moto. Continuerò a contribuire al blog de il post, nel frattempo. Per fare il punto: il Giappone era partito come uno dei paesi più colpiti e più a rischio per il virus; l’approdo della nave da crociera, i malati lasciati liberi di disperdersi tra la folla. Si prevedeva un’impennata, invece presto la Corea del sud, poi l’Italia, poi l’Europa e gli Stati Uniti hanno moltiplicato i malati e, purtroppo, i morti. E in Giappone? quasi niente. Ricoveri per l’influenza addirittura inferiori all’anno precedente, pochissimi casi, pochissimi controlli, un senso di normalità, a parte due settimane di scuole chiuse e di telelavoro, di concerti e eventi annullati. Da questa settimana continua il telelavoro ma si sono tenuti alcuni spettacoli con assembramenti oceanici. E poi i ciliegi sono fioriti, gli universitari si sono laureati e tutto questo porta alcol bevuto, abbracci dati e ricevuti, interazioni spinte al massimo. Ieri […]

Ayako Sato

Tokyo, 5 dicembre, 231 giorni alle Olimpiadi Che cos’è la città? Sicuramente ognuno ha una risposta personale e unica, basata sulla sua esperienza, sul lavoro, gli interessi e mille altri fattori. Ogni città può essere rappresentata con una serie di mappe, ognuna ritagliata su un certo argomento, un interesse particolare, ed estremizzando questa idea si arriva alla mappa personale, quella creata da e per un individuo.Ayako Sato è un’artista che ha partecipato alla mostra “Hirogaru Chizu” al museo di arte contemporanea di Tokyo. Nell’opera di Ayako la zona del museo (Kiba/Shirakawa) è descritta attraverso il racconto di 10 persone comuni che ci hanno abitato dagli anni ‘60 ad oggi. A ogni intervistato corrisponde una serie di ricordi scritti e posizionati sulla mappa della zona: edifici, parchi, ponti, linee di trasporti pubblici, ricordi familiari. Lo stesso posto diventa così una galassia che si moltiplica per le persone che lo vivono e per il tempo lungo il quale la zona si trasforma.  Ho incontrato Ayako e la sua curatrice per una chiacchierata qualche giorno dopo la fine della mostra. Ayako ha abitato in molti posti e quando ha cominciato a preparare questa mostra, lavorando in questa zona ha scoperto che suo nonno era originario di qui, […]

Jiro sogna le stelle

Tokyo, 27 novembre, 239 giorni alle olimpiadi Credo fosse il 2008, con un mio amico e i suoi genitori siamo andati a mangiare il sushi a Sukiyabashi da Jiro, che allora non era sulla guida Michelin , non era protagonista di un documentario né aveva sfamato Obama. Un pasto memorabile: mi ricordo che il riso e il pesce erano a una temperatura assolutamente perfetta, in bocca si innescava un’esplosione tra il sapore del pesce, i condimenti aciduli, i grassi naturali dei migliori tagli e la cottura perfetta del riso. È stata un’esperienza diversa da qualsiasi pranzo o cena mai provati prima o dopo. Eravamo gli unici quattro clienti nel ristorante; davanti a noi, dall’altra parte del bancone, quattro itamae (così si chiamano i cuochi) maneggiavano gli ingredienti in modo impeccabile e servivano un nigiri (la polpetta di riso con sopra il pesce, il pezzo di sushi, insomma) dopo l’altro, a un ritmo un po’ troppo elevato. La madre del mio amico non era una gran mangiatrice, e quando ha cominciato a rallentare, lasciando aspettare il sushi per troppo tempo dopo che era stato preparato, il figlio di Jiro le ha fatto notare che era meglio che si muovesse. Da lì la signora ha cominciato […]

Dentro il Tifone

Anche se il resto del mondo lo chiama Hagibis, qui come nome ha solo il numero 19. Il diciannovesimo tifone della stagione punta dritto verso Tokyo a circa un mese di distanza dal numero 15 che ha già squassato questa parte del Giappone.Da giorni si sa la traiettoria, l’estensione e la potenza che sono gigantesche rispetto ai precedenti, si tratta di un tifone di forza 5: l’ultimo grado della scala. Abitare in questo arcipelago stimola lo studio della meteorologia.  Un paio di giorni prima dell’arrivo gli scaffali dei negozi di Tokyo cominciano a svuotarsi: ramen istantanei, cibi a lunga conservazione, batterie, poi pane, biscotti, le bombole di gas da campeggio. È ironicamente istruttivo vedere quali alimenti sono lasciati nei negozi: segno che la gente preferisce la morte al consumarli. Sabato pomeriggio esco di casa per l’ultima volta, passo dall’asilo, compro le ultime cose per la cena e mi colpisce un suono inaspettato: una cicala sta cantando il 12 di ottobre. Non credo nei presagi, ma probabilmente gli insetti sentono il tempo più di noi. Nel tardo pomeriggio comincia a piovere e seguo alla TV l’incedere del tifone: arriva a Shizuoka, tutta questa parte del Giappone, ancora prima dell’arrivo del vento […]

IL CALDO ESTIVO DI TOKYO È INTOLLERABILE

Non so se sia noto, ma il Giappone in estate è un inferno. Chi ci è venuto in ferie in agosto dall’Italia lo sa, chi ci abita da un po’ vuole solo fuggirne. I nativi, pur accettando la situazione, se ne lamentano abbondantemente, gli immigrati rimpiangono i loro paesi in modo violento, siano l’Europa, i paesi sahariani dell’Africa o addirittura le isole del sud-est asiatico. Personalmente mi sono trovato meglio nel deserto indiano del Thār, in Rājasthān, dove i 40 gradi sono accompagnati da una secchezza pericolosa ma gestibile. Non è tanto la temperatura, quanto l’umidità è una frase che qui trova il suo compimento definitivo: a Tokyo la cappa di vapore appiccicoso fa boccheggiare, i palazzi bloccano i possibili aliti di vento provenienti dal mare, l’aria ristagna. La concentrazione umana, il calore rimandato da  vetro e cemento degli edifici, i bocchettoni di scarico dell’aria condizionata, tutto moltiplica il disagio. Il cielo è sintonizzato su un colore grigio-bianco fastidioso e monotono, la luminosità non cambia mai e il tempo sembra immobile, ritmato dal frinire aggressivo delle cicale sugli alberi. Non c’è quasi scampo, il mare ha un color petrolio e pare esalare umidità, fuori non si sta bene, la cosa […]

I Bambini di 100 anni fa

Ho trovato su flickr una bellissima galleria di foto fatte tra il 1914 e il 1918 da tale Elstner Hilton in Giappone. Le trovo meravigliose: la qualità delle foto dell’epoca è sempre eccellente, ma in queste si vede un Giappone meno in posa, più spontaneo del solito. Amo molto le immagini dei lavoratori e della gente che si raduna per vedere lo spettacolo della natura, ma le più belle per me sono quelle con i bambini. Sono bellissime quelle in cui la sorella maggiore si occupa dei minori, li porta sulla schiena come fosse una piccola mamma. A parte i vestiti che all’epoca erano solo kimono e gli zoccoli di legno geta, i bambini sono sempre bambini e mi pare di vederli correre per le stradine come fanno oggi, tornando da scuola. In particolare una foto mi colpisce, quella di Chigo san. Si tratta di una cerimonia buddhista durante la quale i bambini si vestono con una tunica e indossano un copricapo decorato di metallo per fare una processione e rendere omaggio a Šakyamuni. Proprio la domenica di Pasqua c’è stata questa cerimonia in un tempio vicino casa mia e ho partecipato con la mia famiglia. In Giappone i bambini, […]