A Tokyo, Jimbōchō è il quartiere di riferimento per i bibliofili: c’è una infilata di negozi di libri vecchi, nuovi e antichi. Uno di questi è lo storico Seishindō, riconosciuto come patrimonio urbano anche dalla municipalità di Chiyoda.Seishindō è una libreria antiquaria dove si trovano volumi giapponesi dall’epoca Edo in avanti. È un negozio per chi sa cosa cerca, sa dove trovarlo e conosce il valore dei libri pregiati. Il periodo Edo ha visto l’esplosione dell’editoria, visto che le case editrici dovevano fare fronte alla richiesta di pubblicazioni da parte della popolazione pesantemente alfabetizzata della capitale.Il personale di questa libreria, gentile e preparato, mi ha mostrato tra le altre cose delle edizioni di lusso in inglese e tedesco di libri di Lafcadio Hearn su carta che sembra un tessuto.Non ce l’ho fatta e ho acquistato quello che rimane di un libretto di epoca Edo, probabilmente versi da cantare accompagnandosi con lo shamisen. #omisetokyo
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Akihabara è la città elettrica e degli otaku, ma è affascinante anche per i negozi antichi. In alcune zone sembra un mercato dove comprare i componenti per costruirsi da soli una radio o un quadro elettrico, e poi ci sono edifici veramente antichi tipo questo: la merceria Okashō. È come quella dove la nonna ti portava a comprare la fettuccia o i bottoni, solo che questa è a Tokyo quindi ci sono le porte scorrevoli di legno e vetro, il cemento per terra e fuori sono esposti appendini, bottoni e quelle piccole assi da stiro da appoggiare sull’asse da stiro grande per fare le maniche.  Sto fotografando l’esterno quando la signora mi sgama, mi fa un sorriso e un cenno di assenso, allora mi affaccio dentro il negozio per dire che sto facendo qulche foto e lei si affretta a prendere un foglio da una risma che tiene dietro il bancone: è un fotocopia della pagina del libro #bottegheditokyo che la riguarda. Mi dà anche -provvidamente- un elastichino per arrotolarla, poi dà il cambio a (credo) sua figlia e scappa via con la bici prima che le possa chiedere di concedermi un ritratto. Prossima volta. Fine prima puntata di #omisetokyo
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Un po’ qui a Tokyo la situazione dei contagi è migliorata tantissimo, un po’ dicembre è la il mese della musica, delle sale da concerto, delle feste di fine anno, un po’ dopo un anno e mezzo abbondante di attività fatte solo attraverso uno schermo la gente ha voglia di uscire e partecipare a qualcosa, insomma per tutti questi motivi questo mese il calendario di tutti è pieno di concerti e altri eventi musicali. Ho pensato di scrivere alcune recensioni delle serate. Cominciamo con la prima: 5 dicembre 2021, Una storia di Shō, Nakano Salon T Lo shō, un organo a bocca, non è uno strumento unicamente giapponese, anzi è usatissimo in Cina e in tutta l’Asia sud-orientale. In particolare l’ho sentito molto in Laos. In Giappone comunque appena introdotto è subito asceso al rango di strumento delle classi nobiari: è irrinunciabile per suonare la musica imperiale a cui conferisce una sonorità sognante, immateriale. Questa musica, chiamata Gagaku, è considerata da qualcuno la più noiosa in assoluto tra quelle prodotte dal genere umano, ma ovviamente questo è un giudizio sbagliato. Dopo secoli in cui lo shō è rimasto confinato nel suo ruolo di accompagnamento della musica imperiale, recentemente degli strumentisti […]
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Un mese rimpatriato

by flavio· Settembre 20, 2021· in Uncategorized· 1 comments
Tornare nel proprio paese dopo due anni di assenza è molte cose insieme: necessario se te lo sogni di notte, straniante perché ci si trova davanti ad abitudini esotiche anche se è il posto da cui si viene. Dalle prime fasi del viaggio ci sono alcuni elementi destabilizzanti: l’assistente di volo è seduto davanti a noi e, alla domanda di un passeggero su come sia messa la compagnia di bandiera, risponde con una tirata criticissima e disillusa sull’amministrazione, sui salvataggi, sulla (mala)politica. Un tipo di interazione semplicemente impensabile per il mondo giapponese dove l’impiegato è l’alfiere indomito del suo datore di lavoro.  Un’altra cosa che rasenta il luogo comune (anzi ci si tuffa completamente) è la questione delle file. Si sviluppano in una forma per me difficile da capire, non so mai dove mettermi, chi è l’ultimo, temo costantemente di rubare il posto o che qualcuno mi passi avanti. Spesso chi ha organizzato gli spazi davanti alle casse e agli sportelli non ha pensato minimamente a dove fare aspettare la gente, non ci sono strisce, indicazioni, quindi c’è un grosso problema in quella cosa che molti chiamano design.  Tutte queste elucubrazioni normalmente spariscono dopo le prime ore di permanenza, quando […]
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